sabato 7 novembre 2009

LA PAROLA CHE CAMMINA E IL CROCE... FISSO

(di PIPPO DELBONO)
Finalmente qualcosa su cui il nostro paese, sempre diviso,è d’accordo. Il crocifisso. Questo ci rassicura perché vuol dire che, almeno in un campo, destra e sinistra non discutono. Sotto la croce, lì, la tradizione non può essere messa in discussione. Sono quei principi solidi del nostro paese su cui tutti ci uniamo. Il calcio, la pasta, le belle donne. E il crocifisso. Del resto nel nostro paese ci saranno solo qualche decina di milioni di croci sparse in duomi, cattedrali, chiese,chiesette, cappelle, santuari, dipinti, immagini, sculture, cartoline, catenine appese al collo. Nei sogni, anche nei sogni, credo, a noi italiani ci appaiono queste croci. E quindi non leviamole per favore dalle scuole, uffici, prigioni, ospedali. Non vorremmo mai correre il rischio che ce le dimentichiamo. Non vorremmo mai correre il rischio che ci dimentichiamo di essere un paese a matrice cattolica. E poi a questo dobbiamo aggiungere le migliaia di ore a cui siamo obbligati a sottostare come spettatori della televisione, di stato e privata, all’ascolto del bollettino cattolico. Gli uomini più liberati e di sinistra parlano sì di stato laico, ma per favore non toccate le ore imposte dalla chiesa alla comunicazione televisiva. E soprattutto non toglieteci il crocifisso . Quell’oggetto che ci ricorda il peso di quella colpa che ci portiamo dietro dal tempo in cui siamo nati. La colpa di aver peccato, di aver tradito Dio, la famiglia, la sessualità del vero maschio, l’esserci lasciati traviare dai desideri più animali. Quel crocifisso sotto il quale se ti penti potrai continuare anche a ripeccare e a ripentirti, e a ripeccare e ripentirti dieci, cento, mille volte. Abbiamo visto i corruttori, gli assassini dello stato, uccidere persone nei campi di detenzione per stranieri, nelle prigioni, nei manicomi, sotto quelle tristi croci. Abbiamo visto i più grandi capi della camorra, della mafia, colpevoli di crimini atroci, nei loro covi con i crocifissi al collo. «Dio, non permetterò che tu muoia dentro di me», diceva Etty Hillesum, un’ebrea morta nel campo di concentramento di Auschwitz, poco prima di entrare nella camera a gas. Tra le ultime parole dette dal Cristo appeso a quella croce ci sono, se non ricordo male, queste: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato». Quell’accanimento fanatico a conservare quell’oggetto simbolo, sembra dettato piuttosto dalla paura di perdere un potere, un dominio (che obbliga la gente a tenere la testa bassa sotto quella croce), che da un vero desiderio di spiritualità e fede. Non sarebbe forse meglio, al posto dei crocifissi scrivere sui muri, citando altre parole del Cristo, «Ama il prossimo tuo come te stesso»? In quei luoghi dove ora si dovrebbero togliere i crocifissi queste parole sarebbero utili ad indicarci un cammino dimenticato. Così potremmo cogliere l’occasione della sentenza di Strasburgo per iniziare a riflettere sul problema culturale del nostro paese inchiodato all’immagine, all’apparenza. Come suggeriva Marcos, il comandante dei guerriglieri del Chiapas: «Noi senza volto, noi senza viso. Noi, quelli della parola che sempre cammina».

mercoledì 14 ottobre 2009

SOLDI PUBBLICI AI FASCISTELLI DEL 3000

di Paolo Persichetti

"Richiesta di rettifica ai sensi dell'art. 8 L. 47/48. Nella qualità di Presidente e legale rappresentante pro tempore dell'Associazione di Promozione Sociale CasaPound Italia, Vi diffido a rettificare, nei termini e modi di legge, il contenuto dell'articolo «Roma, Giovane Italia dopo l'attentato vuol chiudere Radio Onda Rossa», a firma di Paolo Persichetti, da Voi pubblicato nell'edizione del 3 ottobre 2009, alla pagina 4, pubblicando con il medesimo rilievo e uguale posizione, il seguente testo: «Si precisa che non è esatto quanto riportato, a pagina 4 dell'edizione del 3 ottobre 2009, nell'articolo "Roma, Giovane Italia dopo l'attentato vuol chiudere Radio Onda Rossa", e cioè che l'azione politica di CasaPound sia architettata al solo scopo di garantire agli associati un ingresso nel Pdl per non restare fuori "dai giochi e soprattutto dalla torta dei soldi che arrivano dal sottogoverno". Vero è, infatti, che l'attività politica, sociale e culturale dell'associazione, finanziata esclusivamente dai contributi degli associati, mira a proporre un nuovo rivoluzionario concetto politico, l'Estremocentroalto , e che, a tal fine, la stessa associazione è pronta a dialogare e confrontarsi con chiunque, senza volgari pregiudizi né puerili pregiudiziali». In mancanza di un Vostro riscontro entro i termini di legge, Vi preannuncio sin d'ora l'intenzione di adire l'autorità giudiziaria al fine di ottenere giusta tutela dei diritti dell'associazione."
Gianluca Iannone

Perché mai negare così nervosamente l'evidenza? Che CasaPound faccia parte di quella sessantina di associazioni, che dopo un bando sono entrate nella graduatoria dei finanziamenti stanziati lo scorso agosto, con procedura del tutto anomala, dalla presidenza del consiglio comunale di Roma, è un fatto pubblico attestato da una delibera per «Attività culturali, sportive e folcloristiche». Per altro, in una risposta polemica alle dichiarazioni fatte dal sindaco Alemanno sulla necessità di ridiscutere il "finanziamento" a CasaPound, dopo che una giornalista si era vista vietare l'ingresso all'incontro-dibattito con Marcello Dell'Utri sui "diari del Duce", organizzato nella sede romana di via Napoleone III, lo stesso Iannone aveva precisato che «della vittoria di un bando» si trattava. Appunto!
Certo brucia non essere più i primi della classe, non poter più vantare l'aristocratica purezza di chi rivendica per se "etica, epica ed estetica", ma si è piegato alla pratica plebea di ricevere denaro pubblico, come un normale clientes. Quanto al resto, le colorature futuriste, le provocazioni dannunziane, la postura superomista, lo stile scapigliato, spostano di poco la sostanza politica di un gruppo che agita simbologie tutte interne al blocco sociale della destra di governo e conduce con brio la marcia d'avvicinamento-dialogo con l'area multiforme del Pdl. Insomma siamo sempre lì, nel cortile del Palazzo, all'Estremocentroalto, come lo chiamate, che non è in politica quello che nel calcio ha rappresentato la «bizona» del mitico Oronzo Canà, col suo rivoluzionario modulo 5-5-5, ma qualcosa che dietro l'iperbole della formula nasconde una visione inquietante.
«Noi ci permettiamo il lusso di essere aristocratici e democratici; conservatori e progressisti; reazionari e rivoluzionari; legalitari e illegalitari; a seconda delle circostanze, di tempo, di luogo, di ambiente, in una parola di "storia" nelle quali siamo costretti a vivere e ad agire». Lo diceva un tale nel 1922. Anche lui cercava posizioni «regali e sovrane, al di là degli opposti sbandamenti», anche lui elogiava «la vita come ascesa», anche lui immaginava «la partecipazione per base, la decisione per altezza e la selezione per profondità» e rifiutava «l'attrazione morbosa per l'informe e il deforme». Anche lui praticava «l'Estremocentroalto». Si chiamava Benito Mussolini. Appunto.

giovedì 8 ottobre 2009

CON LA FIOM!

Domani i metalmeccanici in sciopero per il contratto e la democrazia e contro il silenzio di regime sulle ragioni del lavoro

di Giorgio Cremaschi

Domani in Italia ci sarà la più grande mobilitazione operaia d’Europa contro la crisi. Questo infatti significano, tra l’altro, le 8 ore di sciopero e le 5 manifestazioni dei metalmeccanici proclamate e indette dalla Fiom. In un mare di crisi, con lotte che spesso devono giungere a livelli estremi per farsi sentire e vedere, domani la Fiom rilancia l’azione collettiva del mondo del lavoro. Dovrebbe essere un evento, invece l’informazione di regime lo ha completamente cancellato. Non c’è paragone con quello che avviene nel resto d’Europa, manifestazioni operaie della portata di quella di domani oggi ci sono solo in Italia, eppure non se ne parla. E’ un fatto gravissimo, che corrisponde inevitabilmente, al di là delle diverse collocazioni dei mass-media, a una sostanziale accettazione della propaganda berlusconiana sulla crisi. Governo e Confindustria continuano a parlare di una fine della crisi, mentre milioni di lavoratori vedono continuamente peggiorare le loro condizioni di lavoro e di reddito o hanno perso o stanno per perdere il posto di lavoro. Tutto questo viene cancellato e anestetizzato, così la manifestazione di domani urla prima di tutto che la crisi c’è e la stanno totalmente pagando le lavoratrici e i lavoratori. Forse una delle scuse che verranno utilizzate è che lo sciopero di domani è solo della Fiom. Ma questo dovrebbe essere un motivo in più per parlarne. Per parlare del fatto che in questo dramma sociale Cisl e Uil mandano solo messaggi di rassegnazione e passività ai lavoratori. La crisi c’è, aspettiamo che passi e intanto arrangiamoci e adattiamoci. Questo messaggio, che è la negazione della funzione fondamentale del sindacato, evidentemente piace alla cultura che domina l’informazione. E così lo sciopero di domani, che prima di tutto dice basta alla rassegnazione, viene ignorato. Come viene ignorata la vergognosa prevaricazione che sta avvenendo al tavolo del contratto nazionale. La Federmeccanica, in accordo con sindacati di minoranza e in minoranza tra i lavoratori, vuole imporre un nuovo sistema di regole, valido per tutti, che peggiora il salario e i diritti. Questa violazione delle più elementari regole di democrazia, anche nel sistema politico italiano distorto e malato, non sarebbe ammessa. Abbiamo gioito alla sentenza della Corte Costituzionale, che ristabilisce principi elementari di diritto e uguaglianza e che ci fa dire che in Italia la Costituzione non è lettera morta. Ma per i diritti sindacali dei lavoratori la Costituzione oggi è cancellata. Senza un voto, senza un reale consenso, senza un pronunciamento democratico, si riscrive la Costituzione formale dei contratti. Siamo di fronte a un vero e proprio golpe sindacale, che però, passa sotto silenzio. Domani nelle piazze, che si riempiranno di lavoratrici e lavoratori che, nonostante la crisi decidono di rinunciare a una giornata di salario per farsi sentire, tutti insieme urleremo che non solo vogliamo il lavoro e il contratto, ma anche e soprattutto la democrazia. Che non si può fermare all’entrata delle fabbriche. Altrimenti non c’è davvero per nessuno.

Roma, 8 ottobre 2009

lunedì 5 ottobre 2009

RIVA E' ANTIFASCISTA

«Riva è antifascista. Mai più fascismo qui, in Trentino e in tutt’Italia» con queste parole Luciano Baroni, ex partigiano e membro dell’Anpi, ha aperto il presidio antifascista tenutosi ieri sera tra viale Dante e viale Roma. Dall’altra sponda, i “fascisti”, hanno deciso di tenere la presentazione dell’associazione Casa Pound e Asso di cuori in forma privata, non lasciando trapelare nulla sulla sede scelta. «Per tutelarci - spiegano - Dopo le minacce del centro sociale Bruno pubblicate sui giornali, abbiamo pensato fosse una cosa saggia fare la presentazione solo tra di noi, tra persone fidate, senza rivelare il luogo dell’incontro».
Circa 200 partecipanti hanno animato il presidio antifascista che si è concluso con una processione verso il comune, dove è stata deposta una corona di fiori in ricordo dei martiri del 28 giugno. Molti i giovani presenti: «Siamo qui - dicono - perchè non vogliamo che Riva diventi un punto d’incontro per questi movimenti di estrema destra. Dove arrivano questi personaggi, poi si susseguono sempre scontri e aggressioni. Non è una coicidenza». E ancora: «La cosa toccante è che sono presenti realtà diverse, ma con un sentimento condiviso».
(TRENTINO 4 OTT. 2009)

lunedì 28 settembre 2009

FASCISTI MALCELATI

Sabato 3 ottobre "Casa Pound" presenterà la sezione locale alla biblioteca delle scuole Damiano Chiesa di Riva del Garda.
Ma chi sono?
Si definiscono "Associazione di Promozione Sociale" (sic!) e il loro logo è una testuggine stilizzata "ventennio style", a ricordare la testudo delle falangi romane.
Ma per capire meglio leggiamo Daniele Dalbone sulle pagine di LIBERAZIONE del 26 c.m. , quando racconta l'iniziativa romana del giorno precedente con Marcello Dell'Utri.
Eccola:

«Me ne frego»! Meglio di così, il plurindagato senatore Marcello Dell'Utri, non poteva iniziare il suo intervento a Casa Pound, a Roma, dove ha letto i Diari di Mussolini. «Se sono autentici o falsi me ne frego. Perché anche se non fossero stati scritti dal pugno del Duce, sarebbero comunque opera di un genio». Camerati da ogni parte della città sono accorsi per sentire, dalla voce di Dell'Utri, i pensieri che il Duce (o chi per lui) annotò su cinque agende della Croce Rossa usate come diari fra il 1935 e il 1939. Dal 2007 questa opera, «un vero capolavoro», sono il fiore all'occhiello della libreria del senatore.
Ad aprire quella che viene rappresentata come un'assemblea ma che altro non è che un raduno di fascisti del terzo millennio, ripuliti ma intrisi di un'ideologia anticostituzionale, è Andrea Antonini, fedelissimo di Storace nonché uno dei leader di Casa Pound Italia, che subito si scaglia contro chi non ha gradito la presenza di CPI alla fiaccolata antirazzista di giovedì sera organizzata da Comune, Provincia e Regione. Non gli ha fatto piacere che l'ex camerata Gianni, oggi sindaco, abbia detto di no alla bandiera con la Tartaruga che simboleggia la Testudo dell'esercito di Roma, dimostrazione, secondo la loro ideologia, che la forza, quando scaturita da un ordine verticale e da un principio gerarchico, è destinata a dominare le barbarie: «C'è stato gentilmente chiesto di non presentarci perché sarebbe stata una provocazione. Noi pensiamo che in quella fiaccolata c'erano più intolleranti di quanti ce ne siano in questa sala, e noi siamo contenti, senatore, che lei sia qui insieme a questi intolleranti». Subito pronta la risposta di Dell'Utri: «Intolleranti voi? Io qui vedo solo persone che si interessano del sociale, degli altri». Beh, guardando le locandine appese ai muri dello stabile di via Napoleone III, abbiamo qualche dubbio sia sull'impegno sociale di queste persone, che sulla loro democraticità: passi per i busti del Duce, che in quella sede sembrano più una caricatura che un omaggio. Ma ci sono tante, troppe locandine di eventi passati che poco hanno a che vedere con una realtà attenta al sociale: "Riflessioni - politicamente scorrette sul mondo ultras - dalla balconata", "Non smettemmo la camicia nera", "Intransigenti e moderati a Salò" e "Guardia di Ferro" che ha visto la partecipazione di Nicusor Codreanu, nipote del fondatore della Guardia di Ferro rumena.
Ma Dell'Utri non si mostra per nulla a disagio. Anzi, spiega candidamente, con la stessa tranquillità di quando lo abbiamo sentito deporre davanti ai giudici dell'antimafia, che ha «un grande rispetto e una grande stima per voi, che peraltro portate il nome di un poeta a me tanto caro». Intanto il senatore prosegue nelle letture: racconta di un Duce incline alla cooperazione, di un uomo qualunque, arrivando addirittura a pronunciare la parola "filantropo" accostata al nome di Mussolini. In fondo «il suo unico errore, la sua unica sfortuna, è stata quella di perdere la guerra». I camerati applaudono. Noi tutti dovremmo rabbrividire.

domenica 20 settembre 2009

AFGHANISTAN O IL GIOCO DELLE PARTI

Mentre torniamo a turarci il naso per un'altra settimana di retorica e ipocrisia mediatica, e ci prepariamo a seguire da tutti gli schermi un'altro funerale di Stato a soldati, che è uno schiaffo per ognuno dei tre/quattro quotidiani morti su campi ben più civili di quelli di guerra, cioè lavorando; da Sinistra (quella vera, talmente vera da essere stata espulsa dal Parlamento, specchio di un'Italia di corrotti, disinformati e furbi) non posso che notare e far notare la "curiosa" compattezza degli esponenti del Partito Democratico, compreso il Presidente Napolitano, nel riaffermare (assieme a quelli dell'UDC, mentre Di Pietro ora fa il rifondarolo quando all'inizio della missione diceva tutt'altro) la linea della fermezza e del mantenimento delle truppe militari italiane in Afghanistan.
Il tutto proprio quando a Destra il Governo tentenna e si divide tra duri (La Russa, Maroni), chi pensa ad una strategia d'uscita (Berlusconi) e chi addirittura al ritiro (Bossi).
Insomma, dove non tengono botta Berlusconi e sodali, ci pensa il PD "senza elle" a salvaguardare le ragioni e le casse di quei Poteri che, con la scusa della guerra al terrosrismo e per portare la pace e la democrazia (sic!), hanno tanto interesse a tenere in quei luoghi uomini che rischiano la vita.
Persino il sangue di San Gennaro si è liquefatto prima della cerimonia, stufo di fare "O' miracolo"...e forse desideroso anch'esso di dare la sveglia agli italiani.
T.U.



domenica 23 agosto 2009

DIETRO IL MACHISMO...NULLA!

E’ vero: ce l’hanno duro.

Dopo anni di studio del fenomeno, si può dire che di fenomenale non c’è nulla ma che il cervello dei leghisti è duro, anzi impermeabile. Così come rischia, purtroppo, di diventare sempre più impermeabile agli stimoli che determinano l’indignazione, il senso civico della gran parte degli italiani, che vengono come sopraffatti da una sorta di gara di bassezze e volgarità messa in atto da alcuni tra gli esponenti istituzionali più importanti.

Insomma, stiamo pericolosamente confermando la legge della rana che, immersa nell’acqua in continuo riscaldamento, muore bollita senza accorgersene.

L’unico modo per reagire all’assuefazione è armarsi di pazienza e procedere – tutti, in quanto cittadini e cittadine di un sistema che si vuole democratico e libero - con una quanto più indefessa e puntuale opera di informazione e segnalazione.

Durante la visita di Umberto Bossi in Trentino avvenuta lunedì 17, Il “Ministro delle Riforme per il Federalismo” (riportato testualmente sui quotidiani locali il giorno dopo) dichiarava: “... Boso conosce tutte le signore di una certa età: le giovani pagano in natura, quelle di una certa età ti danno il voto...

La segnalazione potrebbe concludersi qui: confidando sulla pletora di commenti, reazioni, smentite e scuse che , normalmente, una comunità attenta e corretta produrrebbe se e quando un esponente politico dovesse farla fuori dal vaso.

Ma siccome quella italiana è una società ben lontana dalla maturità sociale e culturale, ed anzi, da qualche decennio, in evidente e progressiva regressione (e la dichiarazione del “SenaDur” è rimasta sostanzialmente “inevasa”), mi rivolgo qui,in particolare, alle donne che votano questo Partito, e mi chiedo e chiedo a loro se non si sentano offese. Se questo tipo di dichiarazioni non denotino anche per loro la pochezza, l’ignoranza e il machismo impotente dei loro leaders. Se, infine, questo de-genere di linguaggio maschilista non faccia loro sospettare che dietro certe proposte politiche ci sia poco o nulla, o meglio molta e malcelata frustrazione repressa…

Insomma, chiedo alle donne leghiste di aprire gli occhi e di tastare finalmente con mano quel presunto “cielodurismo” del quale in questi anni credono di aver beneficiato.